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arresti domiciliari: interdizione di comunicazione: mezzo informatico, mezzi telematici

In sostanza, la generale “interdizione di comunicazione” non può coincidere soltanto con la comunicazione diretta con altri soggetti, ma anche con “la comunicazione, con altri mezzi, inclusi quelli telematici, sia verbalmente sia per iscritto o con qualsiasi altro metodo che metta in relazione l’accusato con altri”.

Un altro riferimento va fatto per l’aspetto, pienamente primario nonostante sia più tecnico-procedurale, delle problematicità riguardanti la verifica di queste trasgressioni.

Per quanto concerne la trasgressione del divieto di comunicazione, i supremi magistrati hanno annesso alla suddetta spiegazione che “deve essere accertata dall’accusa e non può essere ritenuta probabile dall’utilizzo del mezzo informatico”.

Non sarebbe sufficiente, per poter ottenere la sospensione degli arresti domiciliari e la loro surrogazione con la custodia cautelare in prigione, la prova che l’accusato usi il web dalla propria casa (ragione per cui la Cassazione ha rimandato l’iter dinanzi al GIP di Caltagirone affinché potesse approfondire in dettaglio), ma occorre provare che egli abbia interagito, sebbene con la chat, con altre persone.

E se pare complicato trovare l’elemento di prova in tal senso, i racconti includono già la news dell’azione, in un caso analogo, nella totale flagranza della trasgressione, dei funzionari della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni.

Non rimane dunque che porsi delle domande in merito al valore di una tale spiegazione analogica, nel momento in cui essa è ampliata al mondo del web e ai vari mezzi di divulgazione e interazione che esso offre. In base all’interpretazione data dagli autori della pronuncia in oggetto, sotto accusa non è di certo il web complessivamente inteso, ma l’utilizzo di internet a fini comunicativi.

La Corte, difatti, approva l’utilizzo di internet solo con “compiti di conoscenza e studio “, a patto che esso sia usato senza interagire con altri soggetti in rete.

Ne deriva un’immagine del web zoppo, che resta privo di una delle due direzioni di marcia a cui siamo avvezzi. Avere notizie, quindi, senza poter rispondere.

Considerando che la libertà di comunicare è tranquillamente assicurata come diritto sacro della Costituzione, così come affermato casualmente in un’altra fondamentale sentenza della Cassazione, emanata proprio in materia di infrazione di disposizioni e interdizione di comunicazione con altre persone (Cass. pen. Sez. VI, Sent., ud. 12-05-2009, 21-05-2009, n. 21296), è automatico domandarsi se una conversazione con Twitter, così come un aggiornamento di stato su Facebook non debbano essere ritenuti manifestazioni di idee e non (vista la gran quantità e l’indefinitezza di utenti) un’interazione con altri, proibita a ch deve rispettare le regole stabilite dall’Autorità.

Dato che con il web aumentano le opportunità e le probabilità di implementare innovativi metodi di comunicazione individuabili e collettivi, si trasforma anche la comunicazione.

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